Basta scrivere.
Basta leggere.
Basta ascoltare.
Basta parlare.
Basta consolare.
Basta capire.
Basta partecipare.
Basta cercare.
Basta chiedere.
Basta.
Puoi gridarmi in faccia il tuo disprezzo,
oppure deridermi.
Puoi evitarmi come un appestato,
oppure vedermi per farmi male.
Puoi far finta di niente,
oppure giocare con questa vita.
Puoi partire,
oppure ossessionarmi con la tua presenza.
Puoi distruggermi con un colpo netto,
oppure abbandonarmi ad una lunga agonia.
Puoi condannarmi,
oppure provare pietà.
Puoi gettarmi addosso tutto il tuo odio,
oppure beffarmi con il tuo sguardo.
Puoi fare tutto quello che vuoi,
tutto quello che ritieni necessario.
Ma c’è una cosa che non puoi fare.
Cancellare dalla mia mente la tua immagine,
togliermi la speranza,
intaccare questo mio sentimento,
impedire che io ti pensi e che scriva su di te,
farti dimenticare,
vietarmi d’amarti.
C’erano fiori lungo la strada
fiori bianchi e rosa dell’autostrada
fiori di luglio.
E il vento tra i tuoi capelli
vento pazzo della velocità
vento di luglio.
E il sole a metà del suo arco
sole rovente sull’asfalto
sole di luglio.
C’era il prato implorante
prato arso e morente
prato di luglio.
E tanta voglia nelle mani
voglia del tuo corpo bagnato
voglia di luglio.
E c’era il tuo amore
amore fresco da bere
amore di luglio.
Nella vita di ognuno di noi ci sono momenti belli, momenti brutti, momenti così così (la maggior parte). Tu sei stata il momento più bello. Sarà stata l’età (anche fin troppo acerba), la prima relazione, la scoperta del sesso: non so. Comunque quei tempi, quei momenti, quell’atmosfera strana e magica, non torneranno più.
Ero giovane. Immaturo. Ignorante. Ero un ragazzo viziato (da te) che nel giro di poche ore serali faceva con il tuo corpo l’usa e getta tipico di quella epoca insana.
Non vi è dubbio che quell’insperato successo mi avesse dato alla testa; quelli erano giorni che toccavo il cielo con un dito e che bruciavo tutto lasciandomi deserti alle spalle.
Ah…la follia! Ero come pazzo, inebriato e, forse, pensavo che i vent’anni durano sempre o che, comunque, a vent’anni fai quello che ti pare, perché sei giovane e la vita ti ridarà senz’altro le occasioni che bruci per niente.
Il senno del poi!
Ho rinunciato a gustarti come si fa con un buon gelato; a trasformare il tuo monologo in un dialogo costruttivo; a crogiolarmi al caldo del tuo amore (come un gatto d’inverno davanti alla fiamma del camino); ad assopirmi fra le tue braccia; ad immergermi nel profondo dei tuoi occhi grandi e magici.
Ho rinunciato a vivere quei mesi, per poi passare anni a chiedermi il perché.
Il vento sembra spingere persino i muri della casa; mugolano gli alberi in giardino sotto le inclementi sferzate; tremano i vetri delle finestre e la porta pare sospinta da cento mani. Una forza smisurata si è impadronita del tutto e scuote, agita, squassa a suo piacimento.
Quell'urlìo continuo, minaccioso ed implacabile, penetra il cuore, conduce la mente verso insoddisfazioni remote e acuti rimpianti.
Un volto appare e scompare. Capelli corvini e pelle lucente. Gli occhi socchiusi, le mani tremanti, le labbra imploranti d'amore. Una musica lenta. Una via, dei campi. Profumo di fieno e di sole. Parole infuocate e pacati silenzi. Attese. Rincorse. Sorrisi. Promesse. E ancora silenzi.
Dicono che col tempo tutto passa: gli spigoli si smussano; i dislivelli si appianano; le certezze traballano; i sogni svaniscono; i ricordi avvizziscono. E quando tutto è liquefatto in un fangoso e putrido pantano, il tempo avrà ultimato la sua opera.
Ma c'è il vento. C'era e c'è il vento. E il tempo nulla può contro di esso che implacabile continua ad insinuarsi nell'anima e a raccontare e a vigilare affinchè il cuore non dimentichi.
Il tempo passa
le parole mancano
ed io mi nascondo come posso.
...ed anche quando si pensava aver messo a segno un punto a nostro favore, l'esito della partita era, alfine, una pesantissima sconfitta.
Ed eccomi di nuovo in difficoltà, attorniato dai miei pezzi superstiti impotenti ad evitarmi l'ennesimo scacco al Re.
Le numerose partite giocate sembrano non aver sortito nessun effetto sulla mia tattica che è rimasta tale e quale: movimenti dettati dall'impulsività e dalla scarsa lungimiranza.
Nell'insieme soffro di una carente visione di gioco, di una miopia irreversibile che mi impedisce di vedere il palese, di un'assenza di intuizione che possa avvantaggiarmi nella fase di gioco.
Non riesco ad apprendere e faccio sempre i medesimi errori a cominciare dall'apertura. Apro in maniera sconsiderata e poi continuo a spostare i pezzi senza un preciso piano di attacco, finendo a dover difendere l'indifendibile fino all'ignominiosa resa.
La scacchiera è sempre la stessa con le sue regole, le sue posizioni, i suoi colori; i pezzi anche (anche se ormai faticano a combattere e credere in un Re così abulico ed inaffidabile).
Le partite però si susseguono perchè la Vita continua, deve continuare. Nonostante gli errori, le sconfitte, le disillusioni.